I premi della 17ma Biennale Architettura (e i miei top e flop)

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Sono stati assegnati il 30 agosto, a Ca’ Giustinian, i premi ufficiali previsti nell’ambito della Biennale Architettura 2021.

La Giuria internazionale internazionale è composta da Kazuyo Sejima (presidente, Giappone), Sandra Barclay (Perù), Lamia Joreige (Libano), Lesley Lokko (Ghana-Scozia) e Luca Molinari (Italia).

Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale: Emirati Arabi UnitiWetland
Commissario: Salama Bint Hamdan Al Nahyan Foundation
Curatori: Wael Al Awar e Kenichi Teramoto
Sede: Arsenale
Motivazione: per un esperimento che ci incoraggia a pensare alla delicata relazione tra spreco e produzione sia a una scala globale che locale, proponendo un modello costruttivo capace di legare artigianalità e tecnologie avanzate.

Menzioni speciali alle Partecipazioni Nazionali di:

RUSSIAOpen!
Commissario: Teresa Iarocci Mavica
Curatore: Ippolito Pestellini Laparelli
Espositori: KASA (Kovaleva and Sato Architects), Mikhail Maximov, Lion & Unicorn, Ilia Mazo, Yuliya Kozhemyako, Electric Red, Pavel Milyakov aka Buttechno, Vladmir Rannev
Sede: Giardini
Motivazione: per una ristrutturazione sensibile e attenta del padiglione storico ai Giardini che si apre allo spazio esterno e al futuro.

e

FILIPPINEStructures of Mutual Support
Commissario: National Commission for Culture and the Arts (NCCA), Arsenio “Nick” Lizaso, Chairman;
Curatori/Espositori: Framework Collaborative (GK Enchanted Farm Community,
Architects Sudarshan Varsovia Khadka Jr. and Alexander Eriksson Furunes)
Sede: Arsenale
Motivazione: per un esemplare progetto comunitario che genera un archivio ricco di esperienze e pratiche collaborative di costruzione.

Leone d’Oro per la migliore partecipazione: raumlaborberlinInstances of Urban Practice
Andrea Hofmann (Germania, 1969), Axel Timm (Germania, 1973), Benjamin Foerster-Baldenius (Germania, 1968), Christof Mayer (Germania, 1967), Florian Stirnemann (Svizzera, 1976),
Francesco Apuzzo (Italia, 1972), Frauke Gerstenberg (Germania, 1968),
Jan Liesegang (Germania, 1968) e Markus Bader (Germania, 1968)
Sede: Corderie dell’Arsenale
Motivazione: per un approccio progettuale collaborativo di grande ispirazione, che chiama alla partecipazione e alla responsabilità collettiva proponendo due interventi che sono modelli per una rigenerazione civica visionaria.

Leone d’Argento per un promettente giovane: Foundation for Achieving Seamless Territory (FAST)
(Amsterdam, The Netherlands; New York, USA)
Watermelons, Sardines, Crabs, Sands, and Sediments: Border Ecologies and the Gaza Strip
con contributi di Amir Qudaih (Palestina, 1993) e la famiglia Qudaih (Palestina),
Yael Berda (Israele, 1976), Sandra Kassenaar (Paesi Bassi, 1982)
e Malkit Shoshan (Israele/Paesi Bassi, 1976)
Sede: Padiglione Centrale – Giardini
Motivazione: per una proposta coraggiosa che ci invita a prendere consapevolezza delle storie divisive, le pratiche agricole, i rituali della vita quotidiana e la condizione dei nuovi insediamenti e dell’occupazione.

Menzione speciale: Cave_bureau ( Nairobi, Kenya) – The Anthropocene Museum: Exhibit 3.0 Obsidian Rain
Kabage Karanja (Kenya, 1979) e Stella Mutegi (Kenya, 1979);
in collaborazione con Densu Moseti (Kenya, 1986)
Sede: Padiglione Centrale – Giardini

Motivazione: per una esplorazione visionaria e creativa di uno degli ambienti più antichi abitati dall’uomo

Leone d’oro speciale alla memoria: Lina Bo Bardi

Le miei opinioni sui premiati? Ho trovato molto interessante l’installazione Cave_bureau, dal gran fascino, che accoglie i visitatori nel Padiglione Centrale dei Giardini.

I miei top e flop

Dopo 5 visite (2 all’Arsenale e 3 ai Giardini) penso di non aver ancora visto tutto con la dovuta attenzione, ma una prima idea me la sono fatta.

Ecco la mia personalissima classifica:

Top:

  • Le Corderie (Arsenale): questo è un padiglione collettivo, quindi si trovano partecipazioni più interessanti e altre meno, ma il livello generale è altissimo. Ho molto amato la prima installazione, quella che accoglie i visitatori all’ingresso
  • Spagna (Giardini)
  • Danimarca (Giardini)

Flop:

  • Germania (Giardini)
  • Italia (Arsenale)
  • Giappone (Giardini)
  • Venezia (Giardini)

La mia prima visita è del 22 maggio, ai Giardini. Dalle 11.30 alle 16.50 circa credo di esserne riuscita a visitare due terzi, forse meno. Il mio primo approccio non è stato particolarmente positivo, anzi… Ammetto che non tutto mi è piaciuto, in particolare mi hanno deluso il Padiglione Germania e il Giappone. Se al secondo mi sono riservata di dare un’altra opportunità, il primo per me è un no definitivo.

Mi ha invece colpito molto il Padiglione Danimarca, che ho trovato in linea sia con il tema generale (Architettura, anche se in molti non si direbbe), sia con quello specifico (How will we live togheter). In questo angolo di Danimarca si parla di ecologia in modo non lezioso e sostenibile, l’allestimento è piacevole e consente di riflettere sul messaggio dell’interconnessione tra ecosistema e umanità in modo piacevole e non terroristico o distopico. Gentilissime inoltre le addette all’accoglienza, e bella l’idea di offrire le tisane da gustare nel padiglione, tisane preparate con erbe aromatiche e fiori coltivate con acqua piovana raccolta e filtrata. Brava Danimarca!

Il 30 maggio ho visitato la prima volta la sede dell’Arsenale

Il 20 giugno sono stata ai Giardini per la seconda volta e per una visita purtroppo breve a causa del poco tempo a disposizione.

Ho trovato particolarmente suggestivo il Padiglione Spagna, con una serie di installazioni immersive e dense di significato.

Sempre ben centrato il Padiglione Finlandia, che quest’anno porta l’esperienza nazionale nella definizione di standard di costruzione, con un video in bianco e nero che illustra la semplicità di costruzione delle case fai da te (se non ricordo male risalente alla prima metà del 1900).

Qualche perplessità sul Padiglione USA: se infatti la costruzione in legno consente di godere di una vista unica sui Giardini, e di provare l’effetto di una costruzione in telai di legno, ho trovato il Padiglione principale poco incisivo, ma ci tornerò per dedicarci più tempo. La salita al secondo piano della costruzione di legno regala una bella emozione, un po’ sulla scorta di quanto proposto qualche anno fa da un’altra partecipazione nazionale (mi pare quella magiara).

Nel Padiglione Belgio ho rischiato il coccolone da caldo. Non so se sia una scelta legata alla sostenibilità energetica o un problema all’impianto di condizionamento, ma un caldo torrido mi ha disincentivato l’approfondimento. Tornerò perché mi sembrava invece ben argomentato, con i molti modelli di costruzioni esposti.

Il 27 giugno sono stata per la terza volta ai Giardini. Ho voluto dare una seconda chance al Padiglione Venezia ma niente, a me le Earth Station distopiche di De Lucchi danno un’ansia incredibile. Interessante in compenso “The economy of Bellezza” (ma che nome è???) e le poesie visuali, ma il cuore del Padiglione mi rimane indigesto nel senso.

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