Studiando la storia delle tradizioni popolari venete: dal mondo antico all’Inquisizione

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Elena Righetto non smette di stupirci.

Dopo aver avviato, con le sue co-fondatrici, il Coven Venice Project, e aver pubblicato il saggio storico “I Signori di Notte al Criminal“, ci presenta il corso “Storia delle tradizioni popolari venete: dal mondo antico all’Inquisizione”, che si terrà a Mira all’Università Popolare del Nordest.

Elena Righetto, laureata in Lettere a Ca’ Foscari, è da sempre appassionata della storia del Veneto antica, paleoveneta e romana, passione che l’ha portata sin dall’adolescenza ad analizzare e raccogliere materiale che potesse essere utile per approfondire l’arcaicità del territorio in cui vive e in cui affondano le sue radici.

Da una decina d’anni approfondisce lo studio in ambito storiografico, antropologico ed etnografico delle origini pagane e precristiane delle festività religiose contadine tradizionali, rurali e delle superstizioni popolari Venete, concentrandosi soprattutto nella zona del Veneziano, del Padovano e del Veneto Orientale.

Come accennato, lo scorso anno ha pubblicato per Gedi Edizioni il saggio storico “I Signori di Notte al Criminal, la polizia notturna della Serenissima”, nato da una lunga ricerca documentaria sui processi criminali della magistratura dei Signori di Notte rimasti inediti per secoli.

Il frutto del suo lavoro di traslazione e traduzione di raspe, capitolari e processi le ha permesso di raccogliere materiale inconsueto e mai recuperato prima riguardo alla storia della stregoneria e della magia a Venezia e nei territori della Serenissima fra il 1500 ed il 1700, non solo nei processi inquisitori ma anche in quanto figura facente parte del folklore popolare.

Elena da molti anni fa parte di progetti rievocativi sempre in ambito della storia Veneto antica e della Serenissima e collabora attivamente con numerose associazioni culturali presenti nel territorio.

Ma veniamo al dunque: sono rimasta affascinata dalla presentazione del suo nuovo corso fin dalla lettura del titolo: Storia delle tradizioni popolari venete: dal mondo antico all’Inquisizione

Questa la descrizione sulla pagina ufficiale su cui ci si può anche iscrivere:

Presa di coscienza delle origini delle feste religiose popolari, delle superstizioni e delle figure facenti parte del folklore rurale Veneto, dalle origini pagane all’Inquisizione Veneziana. Un percorso formativo che vi accompagnerà  alla scoperta di rituali nascosti ed arcaici, dei simboli e delle leggende,  attraverso l’analisi di antichi documenti e testimonianze inedite di un passato dimenticato.

Il corso partirà il 14 ottobre e si terrà ogni giovedì sera dalle ore 19 alle ore 20.30.

Sono previste 12 lezioni in presenza presso la prestigiosa sede dell’Università Popolare del Nord Est a Mira, Palazzo Trecchi, in Piazza San Nicolò 15.

Il costo d’iscrizione è di 145 euro.

Il programma del corso

  • Panoramica storica dei Veneti Antichi  e passaggio alla romanizzazione.
  • La religiosità pagana nel territorio del Veneto Orientale.
  • Divinità e ritualità arcaiche.
  • Dal paganesimo al cristianesimo: la mutatio deorum.
  • Il passaggio dei rituali pagani alle tradizioni cristiane popolari.
  • Le feste cristiane con origine pagana.
  • Streghe ed esseri fantastici dell’immaginario nel folklore popolare.
  • Alcuni casi di streghe & Inquisizione a Venezia fra il 1500 ed il 1700.
  • Guaritori di campagna e superstizioni del territorio rurale veneziano.

Ho voluto chiedere ulteriori dettagli alla docente:

In questo corso si parte dall’analisi dell’antichità fino a giungere alla pratica cristiana ed al sincretismo religioso, su come le antiche divinità siano mutate nei Santi e come le Sacerdotesse in Streghe, quali origini si nascondono nella pratiche di magia popolare e quale sia il labile confine fra superstizione e storia. Sul versante archeologico, l’aspetto del culto paleoveneto da cui derivano gran parte delle tradizioni ancestrali è tra quelli meglio documentati nella cultura veneta, ove è noto un complesso di santuari – meglio: aree di culto – con articolate valenze territoriali. Le offerte indicano oltre l’autorappresentazione dei devoti anche il tipo di frequentazione e i caratteri delle divinità, che sembrano legati volta per volta ad aspetti collegati con la fertilità e il risanamento, a fasi di passaggio di età e riti di iniziazione. Son presenti anche attività di tipo privato e domestico in cui le stipi private erano espressioni di culto realizzato nel banchetto e nell’offerta rituale e qualche forma di venerazione degli antenati, fino ad ora è nota una sola categoria di testi direttamente associata a manifestazioni di religiosità, costituita dalle iscrizioni che nei santuari accompagnano le offerte destinate alla divinità; mancano del tutto testi religiosi di altra natura, quali descrizioni di cerimonie, preghiere, formule, leges sacrae etc. Non conosciamo a sufficienza la prassi rituale che accompagna tali offerte e la ritualità in generale, i riti misterici dei Veneti forse legati a misteriosi ciottoloni inscritti e a bagni rituali. L’importanza religiosa che alberi o foreste avevano per i pagani, è confermata anche da alcune testimonianze linguistiche a nostra disposizione. Una ricca informazione sui luoghi di culto pagani proviene dagli antichi toponimi che sopravvissero all’avvento del cristianesimo, in particolare i nomi di luoghi che contengono il nome di un dio (toponimi teoforici), o il nome di un luogo di culto che ancor oggi ospitano i paesi e le città in cui i Veneti vivono inconsapevoli della loro origine sacra. La domanda sorge spontanea: esiste un ‘pantheon’ comune di riferimento in cui i Veneti si riconoscono? Oppure ogni realtà locale ha figure diverse con le stesse funzioni? Erano le stesse usanze ovunque nel Veneto riguardo a vari aspetti del culto, della classe sacerdotale e delle ritualità? Per rispondere a queste domande è necessario valutare anche altre culture coeve a quella Venetica, riconoscerne l’eventuale commistione culturale e i punti in comune per evidenziare non solo le basi comuni culturali (indoeuropee) ma soprattutto notare le differenze, perché è li che si può caratterizzare maggiormente il fulcro della questione culto religioso. Le Streghe anzi, le “Strighe“, le “Anguane“, i “rastrei senza sangue” e altre figure mitologiche della superstizione contadina affondano la loro origine e le loro caratteristiche in culti ancestrali legati alla fertilità della terra, al ciclo delle stagioni e alle paure intrinseche che gli uomini e le donne, da sempre, hanno dovuto affrontare in epoche diverse ma sempre difficili per la propria sopravvivenza.

Elena Righetto

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