“Anche i turisti sono stanchi di Venezia”. Ma ne siamo davvero sicuri?

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A pagina 2, La Nuova Venezia di oggi titola “Anche i turisti sono stanchi di Venezia. Nel mondo si chiedono: ma che succede?

L’articolo è di per sé molto interessante, e riporta alcune riflessioni di due manager di importanti hotel veneziani, Gloria Beggiato (Hotel Metropole) e Lorenza Lain (Hotel Ca’ Sagredo).

Viene sollevato il problema del calo del turismo di medio-alto livello a favore invece di un incremento quasi incontrollato di quello low cost. Si parla anche del proliferare spaventoso di negozietti con merci di bassissima qualità e non attinenti con la storia e le tradizioni di Venezia, e del fatto che sono state rilasciate autorizzazioni a esercizi commerciali molto simili e vicini, affollando alcune strade di negozi di robette cinesi di scarso valore, di souvenir da depressione, e di dolciumi ad alto tasso glicemico e basso costo.

Fa bene Lorenza Lain a ribattere alla trita e noiosa critica “Venezia è cara” dicendo che non è vero, o meglio, che all’estero non è che sia un’altra cosa. Chiunque abbia mai messo il naso fuori casa sa che bere un caffè o prendere una bottiglietta d’acqua in una qualsiasi città d’arte non sia la stessa cosa che farlo nel baruccio familiare sotto casa o al Lidl. Non parliamone poi se si pretende di bere un caffè seduti finché si vuole in Piazza San Marco, con l’orchestra che suona, serviti da camerieri in livrea anche a 40 gradi all’ombra pagandolo 1 euro (curioso, eh? Eppure qualche genio che si lamenta sui social c’è, eccome, e trova anche i pecoroni che gli vanno dietro. Notare che lo stesso caffè, preso al bancone dello stesso bar, costa 1.10euro…).

In basso, sempre a pagina 2 della Nuova, viene riportata l’intervista all’Assessore Paola Mar che chiede correttezza nei confronti di dati di anni diversi. L’anno della Biennale Architettura (i pari, come il 2018) è un po’ diverso da quello della Biennale Arte (i dispari), che attira sicuramente un pubblico più ampio. Inoltre l’Assessore concorda sul fatto che il turismo cafone ci sia, ma come anche da altre parti.

Diverso il discorso Airbnb, piattaforma che mi vede totalmente contraria visto che non solo fa concorrenza sleale nei agli affitti turistici regolari (molto più controllati e regolamentati dai Comuni), ma permette anche agli host di evadere, se lo vogliono fare, oltre a pagare le tasse come Airbnb al di fuori dell’Italia, e perché non tutela a sufficienza i clienti in caso di problemi sulle prenotazioni.

Di questo si parla a pagina 3, dove invece si sollecita un accordo con la piattaforma. Mia opinione personalissima: no. Ma proprio no. Non si scende a patti con l’illegalità nemmeno per soldi.

Anche perché a causa di Airbnb ora chi ha un alloggio a Venezia preferisce utilizzarlo per la cosiddetta “affittanza turistica” piuttosto che non metterlo in affitto con contratti annuali o pluriennali, obbligando quanti lavorano a Venezia o vorrebbero viverci a spostarsi in terraferma. In sostanza, Airbnb sta cacciando da Venezia i Veneziani, e questo è gravissimo e sottovalutato. In un periodo in cui la sharing economy è sulla bocca di tutti, guai a farne notare i difetti. Si passa per luddisti antistorici, quando invece è una questione di etica e di sostenibilità.

Interessante inoltre la manchette in cui viene riportato come la capacità di carico di Venezia sia stata calcolata da ricercatori di Ca’ Foscari in 52.000 turisti, quando invece ora si arriva a 77.000.

Insomma, il problema esiste e non è banale.

Venezia è fragile, e ha bisogno di essere tutelata da parte di tutti, e non solo munta per tirare fuori soldi, anche pochi, maledetti e subito.

 

[Taccio volutamente sulla questione navi da crociera, perché sposterebbe il fulcro del discorso su temi che meritano una trattazione autonoma. Si inserisca l’80% delle migliaia di turisti che sbarcano oggi giorno nel probabile calderone del turismo low-cost e mordi e fuggi e poco si sbaglia.]

 

In conclusione

  • Cosa ci si lamenta che è cara? I costi sono commisurati al luogo in cui si è, al tipo di servizio, e comunque basta leggere prima il listino prezzi e, se non va bene, alzare il sederino e andare in un altro posto. Bar normali ce ne sono ovunque, a Venezia. Se non va bene il Florian, prego, pedalare (in senso metaforico, le bici a Venezia non possono circolare)
  • Il turismo cafone c’è davvero anche in altre città. A Torino, alcuni giorni fa, tipi a torso nudo se ne sono visti eccome. Il problema è che ci stiamo incafonendo tutti e ovunque. Quello è grave.
  • Il continuo lamentio dei residenti sui social bene di sicuro non fa. Seguo assiduamente vari gruppi dedicati a Venezia, e anche quelli che nascono con altri e più culturali scopi sono quotidianamente bersagliati da un’infinità post di denuncia, a volte al limite del ridicolo. Qualche giorno fa un utente ha postato la foto di una ragazzina in short – a suo dire troppo corti – e ne è nata una discussione sull’indecenza e blablabla. Ora, per carità, tutto bene, ma pare davvero esagerato, a meno di non mettere un Catone censore all’uscita di Santa Lucia e di Piazzale Roma per vedere chi non è vestito come vuole l’autore del post. Poi, che sia inopportuno invece mettersi a prendere il sole in bikini sulle fondamenta, beh, è innegabile, e infatti scattano le giuste sanzioni. Ma un minimo di tolleranza secondo me va pure ritrovata.
  • A volte mi sembra che ci sia un po’ di sindrome bipolare, sotto queste riflessioni. A parte la giusta preoccupazione per l’assalto di orde di turisti dalla scarsa preparazione sul luogo (non si contano le domande “Scusi, a che ora chiude Venezia?”, tanto per dirne una), il loop con escalation che si è innestato è questo:
    • aumenta il turismo cafone
    • “bisogna mettere dei vincoli all’ingresso!”
    • “Venezia non è più vivibile!!1!!”
    • a questo punto le testate internazionali iniziano a riprendere il disagio e qualcuna scrive un pezzo sul degrado di Venezia come destinazione turistica. Apriti cielo, ora il loop continua come segue
    • diminuisce il turismo medio-alto
    • si levano gli scudi di tutti quanti si occupano di turismo, perché vedono riduzioni importanti negli introiti
    • compaiono i titoli “La crisi degli Hotel” (come oggi)
    • inizia a diminuire anche il turismo medio-basso
    • e così via…
  • Ora, ci si renderà conto che così è un po’ un delirio, vero? Che magari un minimo di tolleranza in più (ma tolleranza intesa dei comportamenti leciti ma sgraditi al singolo), unita a controlli e sanzioni, forse sarebbero più efficaci della semplice lagnanza tanto per.

E comunque e sempre #EnjoyRespectVenezia.

Di seguito le foto delle due pagine de La Nuova Venezia di cui si parla in questo post (comprese le mie riflessioni annotate al volo durante la lettura).

 

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