Homo Faber 2026: l’alto artigianato artistico torna a San Giorgio

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Ebbene sì: torna Homo Faber, e io non vedo l’ora di andarci (anche se sono un po’ preoccupata, e dopo scoprirete perché)!

Dal 1° al 30 settembre l’Isola di San Giorgio Maggiore torna a essere il luogo in cui, ogni due anni, Venezia celebra una delle cose che amo di più: il saper fare, la creatività, la materia e soprattutto le mani di chi sa trasformarla in qualcosa di straordinario.

Homo Faber è una di quelle manifestazioni che aspetto sempre volentieri. La prima edizione, nel 2018, mi aveva letteralmente rapita; sono andata alle successive con grandi aspettative e… nel 2024 ne sono uscita un po’ meno entusiasta. Non perché mancassero le meraviglie, anzi, proprio perché le meraviglie rischiavano di essere messe in secondo piano rispetto all’esperienza costruita intorno a loro.

E allora quest’anno sono molto curiosa. Anzi, diciamola tutta, come accennavo prima sono curiosa e un pochino preoccupata.

Perché Homo Faber mi piaceva tantissimo quando sembrava soprattutto un luogo dove andare a scoprire artigiani straordinari e unici a livello universale, tecniche antiche e innovazioni, materiali, storie e oggetti che difficilmente avremmo avuto occasione di vedere tutti insieme. Negli ultimi anni ho avuto invece la sensazione che, crescendo, sia diventato sempre più importante anche tutto ciò che sta intorno: l’esperienza, l’immagine, il percorso, gli eventi, la parte “instagrammabile”.

Che per carità, non è necessariamente un male, ma io continuo a pensare che Homo Faber debba essere prima di tutto Homo Faber.

Cioè: l’uomo che fa, l’artigiano, le sue competenze, la sua storia, la sua capacità di lavorare la materia, la creazione e la qualità della selezione.

Per questo sono particolarmente interessata a vedere se questa quarta edizione avrà ritrovato quell’equilibrio che, secondo me, nel 2024 si era un po’ perso.

Homo Faber 2026: An Island of Light

La nuova edizione è affidata alla direzione artistica di Es Devlin, artista e designer britannica famosa per le sue grandi installazioni e per un uso molto scenografico di luce, spazio e movimento.

Il titolo, An Island of Light, dice già moltissimo: la luce sarà il filo conduttore di un percorso che attraverserà gli spazi della Fondazione Giorgio Cini attraverso 15 installazioni immersive, mettendo in relazione luce, materiali, talento e creatività.

E i numeri, come sempre, sono importanti: oltre 500 artigiani, più di 700 oggetti e oltre 70 Paesi rappresentati. L’85% degli artigiani, secondo l’organizzazione, partecipa per la prima volta a Homo Faber, e questo mi piace moltissimo, perché se c’è una cosa che mi aspetto da Homo Faber è proprio questa: scoprire artigiani artisti che ancora non conosco, voglio essere sorpresa e vedere materiali, lavorazioni, errori, imperfezioni, mani, strumenti, tecniche che non conosco, e voglio uscire da San Giorgio con quella sensazione che avevo dopo la prima edizione: aver scoperto un mondo che non sapevo esistesse.

Il percorso 2026 promette di raccontare il mondo del’artigianato partendo dagli artigiani (pare banale ma evidentemente non lo è), dai loro laboratori, dagli strumenti, dai materiali e dagli oggetti che nascono dal loro savoir-faire.

Ci saranno anche dimostrazioni dal vivo, workshop, esperienze gastronomiche e naturalmente il programma di Homo Faber in Città, con mostre, eventi e soprattutto le botteghe artigiane veneziane. Speriamo che la selezione sia un po’ più sensata delle edizioni precedenti. Ricordiamoci infatti che Venezia non è soltanto lo splendido contenitore di San Giorgio, ma è anche una città di artigiani, e se Homo Faber riuscisse davvero a mettere in relazione la grande manifestazione internazionale con le botteghe che ancora oggi lavorano in città, allora sì che avrebbe un senso ancora più profondo.

Quest’anno saranno 130 le botteghe artigiane veneziane presenti nella Homo Faber Guide e visitabili durante il mese di settembre. Cerchiamo di supportare il loro lavoro, di non andare a visitarle come si va in uno zoo a vedere gli animali e poi scattare due foto e andare via, postando su Instagram l’immagine appena raccolta. Aiutiamo l’artigianato veneziano attraverso chi lo crea. Cerchiamo di rispettarli senza far perdere tempo con infinite dimostrazioni e zero acquisti/vendite. Se dobbiamo acquistare souvenir, meglio meno ma di qualità migliore di quella paccottiglia da un euro al pezzo Made dall’altra parte del mondo da persone sfruttate e pagate poco o niente. Compriamo artigianato artistico veneziano come souvenir, ce n’è per ogni fascia di prezzo. [Di contro, chiedo agli artigiani artisti veneziani di aiutarci ad acquistare le loro opere con maggiore attenzione alla vendita, aiutateci a far capire il loro valore con confezioni e materiale illustrativo che le valorizzi maggiormente] – fine dei miei 2 cent sull’artigianato artistico veneziano. Pardon, ma andava detto.

Torniamo a Homo Faber 2026.

Dicevo, io ci andrò, e andrò a Venezia apposta per quello. Lo farò con entusiasmo, perché Homo Faber resta una manifestazione che amo, e con curiosità perché Es Devlin mi incuriosisce moltissimo e il tema della luce può produrre risultati spettacolari.

Ci vado con aspettative alte, perché oltre 700 oggetti realizzati da più di 500 artigiani sono una promessa mica da poco.

Ci vado anche con un piccolo campanello d’allarme acceso, perché spero che questa volta la scenografia sia al servizio degli oggetti e non il contrario e che i QR code non sostituiscano le informazioni, e soprattutto che, dietro a tutto questo, ci siano davvero artigiani che meritano di essere scoperti.

Insomma, cara Homo Faber, io sono pronta, sorprendimi!

Homo Faber 2026 – An Island of Light

Quando: 1–30 settembre 2026

Dove: Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia (si raggiunge con il vaporetto della linea 2 e con le navette che vengono messe a disposizione dall’organizzazione)

Biglietto standard 16 € (sono previste riduzioni)

Di seguito alcune immagini dalla cartella stampa. Ho visto foto di un mio amico che ci è stato ieri e… beh, mi hanno convinto ancora più di questo (e anche per “colpa sua” mi sono convinta a dare a Homo Faber un’ulteriore possibilità)

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