Peggy Guggenheim e Venezia: una storia d’amore

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Non ho mai sentito il bisogno di miti o di figure di riferimento, anzi, sono una di quelle persone un po’ ciniche che, di fronte alle passioni spropositate verso l’eroe di turno, si gira di tre quarti scettica, aspettando che ne emergano gli aspetti negativi.

E prima o poi succederà, perché la perfezione non è di questa Terra.

Ho sempre ritenuto sia meglio prendere semplicemente gli spunti positivi da chi li sa dare, senza grandi passioni per il personaggio pubblico mainstream del momento.

Ciò premesso, alcune figure esulano da questo mio comportamento un po’ fuori dal coro. Una è Piero Angela, e va beh, manco sto a spiegare.

L’altra è Peggy Guggenheim.

Non ricordo esattamente il momento in cui ho scoperto la storia di questa donna straordinaria, ma ricordo bene invece che è stato “amore a prima vista”…

Nata in una famiglia ricca, da ragazzina rimane orfana di padre (morto nell’affondamento del Titanic). Quando raggiunge la maggiore età eredita una somma per noi “comuni mortali” fuori portata, ma per il suo contesto quasi una mancetta: un po’ più dell’equivalente di 30 milioni di euro attuali!

Entra di persona nel mondo dell’arte, di cui la sua famiglia era componente attiva (suo zio è Solomon Guggenheim, proprietario dell’omonimo Museo di New York), con vicende più o meno intrecciate alla sua vita sentimentale.

A poco più di 30 anni inaugura una prima Galleria a Londra, lanciando diversi artisti, soprattutto dell’Avanguardia. Per dirne uno: Kandinskji. Mica poco, eh?

A causa della guerra torna a New York, dove apre un’altra Galleria e, per non perdere il vizio, lancia altri pittori, e qui tra tutti cito Jackson Pollock.

Nel 1948 si trasferisce a Venezia, nel meraviglioso Palazzo Venier dei Leoni, dove oggi si può visitare la sua straordinaria Collezione.

Sempre nel 1948 la Biennale d’Arte di Venezia espone alcune delle opere da lei selezionate. L’anniversario dell’evento è stato celebrato con una intensa mostra proprio presso la Collezione, dal titolo 1948. La Biennale di Peggy Guggenheim, appena conclusa. Una particolarità: era stata la Grecia a ospitare nel suo Padiglione la Collezione, dato che ancora non era esposta nel Palazzo.

Il modellino della Collezione esposta da Peggy Guggenheim nel 1948 alla Biennale di Venezia. L’ho fotografato alla Mostra di quest’anno

Muore nel 1979, dopo aver lasciato la sua Collezione al Museo dello zio, visto che il Comune ne aveva rifiutato la donazione (speriamo per buoni motivi… a volte per la Pubblica Amministrazione non è facile prendersi cura di beni così particolari e importanti, ed è meglio riconoscere le difficoltà e lasciare il passo a privati in condizione di valorizzarli e custodirli nel migliore dei modi, come è stato in questo caso).

Da questa sintesi stringatissima e didascalica della sua vita già si percepisce l’unicità di Peggy Guggenheim.

Donna autonoma, fuori dagli schemi dell’epoca, capace di costruirsi una vita indipendente e di scoprire con un incredibile gusto moderno artisti che sono passati alla storia.

Ci sono alcuni elementi della vita di Peggy che la rendono unica ai miei occhi (e premetto fin da subito che sono del tutto soggettivi; magari per voi non significano niente):

  • Venezia, che è diventata la sua città e a cui molto ha dato (o – ehm – ha cercato di dare…) e di cui nel 1962 ha ricevuto la cittadinanza onoraria
  • il mecenatismo: se avessi le possibilità economiche, sarebbe un mio sogno poter sostenere gli artisti che sanno colpirmi l’animo con le loro opere
  • Calder, ingegnere e scultore statunitense, uno dei miei artisti preferiti, che con Peggy ha avuto un rapporto particolare. A Palazzo Venier dei Leoni è esposta l’incredibile testiera del letto che lei gli aveva commissionato, e in giro per la rete si possono ammirare altre opere pensate da Calder proprio per Peggy (come questi orecchini-mobile)
  • Jackson Pollock, un altro dei miei artisti preferiti, lanciato proprio dalla Guggenheim
  • il suo modo di vivere, piuttosto incurante del pensiero altrui. Qualcuno mi ha detto che quando si è ricchi è possibile permetterselo. Sarà pur vero, ma comunque lei l’ha fatto in modo lieve e rispettoso, anche se ironico e autoironico, e sempre con quello sguardo fiero, seppur velato di tristezza, che si può ritrovare in molte foto. Ehm, per approfondire il tema dell’ironia suggerisco di dare un’occhiata alla scultura di Marino Marini esposta nei pressi della porta d’acqua del Palazzo…
  • Magritte, il suo Impero della luce è esposto nella sua Collezione. A volte vado a visitarla solo per il piacere di mettermici davanti e godere della sua vista
  • il suo fiuto per l’Arte, che l’ha portata a far emergere artisti che verranno poi riconosciuti come i più grandi di sempre
  • la sua bellezza anomala, che ho sempre visto come quella che emana dalle donne sicure di sé e del proprio valore

Come dicevo, magari non tutti si troveranno d’accordo con questi elementi ma… beh, sono i miei…

La testiera disegnata e realizzata da Calder per Peggy
Un breve video che in un minuto fa vivere la visita della Collezione attraverso le parole e le emozioni di chi l’ha già vista
Il trailer del bel documentario su Peggy Guggenheim di Lisa Immordino Vreeland

Quest’anno una Mostra celebrerà i 40 anni dalla sua scomparsa. Suggestivo ed emblematico il titolo: “Peggy Guggenheim. L’ultima Dogaressa“, in svolgimento dal 21 settembre al 27 gennaio 2020.

L’esposizione è incentrata sul lavoro di collezionista da lei portato avanti dagli anni ’40 fino alla sua morte, e verranno messe in mostra opere normalmente non visibili al pubblico, oltre a ricostruzioni di eventi e attività artistiche che Peggy ha organizzato nello stesso periodo.

È però forse proprio l’amore per Venezia che tanto mi fa sentire vicina a lei.

Amore ben ricordato dal gallerista e amico Paolo Barozzi, che fotografa l’ultima uscita in gondola con Peggy con queste parole:

Ci addentrammo nel labirinto dei canali interni e Peggy osservava, commentava ogni aspetto di quella Venezia che amava non come una città ma come una persona viva. Ogni sua parola era una parola d’amore.

Paolo Barozzi

O ancora quanto da lei affermato in prima persona e poi passato alla storia:

Si è sempre dato per scontato che Venezia è la città ideale per una luna di miele, ma è un grave errore. Vivere a Venezia, o semplicemente visitarla, significa innamorarsene e nel cuore non resta più posto per altro.

Peggy Guggenheim

E noi la capiamo bene, vero…?

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