Resoconto di una notte magica: il mio Carnevale veneziano

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E alla fine il 28 febbraio è arrivato, e con lui la Festa Cortigiane a Palazzo a Ca’ Sagredo.

Ammetto che ero in assoluta fibrillazione. Erano giorni che sognavo la Festa, che cercavo di immaginarmi come sarebbe stato. Una sensazione di impazienza ed emozione che erano anni che non provavo.

L’unico mio timore era che la fase preparatoria e le sensazioni che stavo provando nei giorni precedenti alla fine fossero più forti delle ore di festa vere e proprie.

Quanto mi sbagliavo!

E’ stata una serata indimenticabile. Davvero indimenticabile. Un qualcosa di unico e indescrivibile.

Credo che per noi non veneziani sia tutto ancora più bello. Ho come l’impressione che i residenti abbiano il Carnevale nel DNA, che lo vivano da sempre come fosse connaturato in loro, e che quindi ne percepiscano più i disagi che non la magia che porta con sé.

Per me invece è stato un meraviglioso colpo al cuore.

Provo a cercare le parole per descriverlo ma temo di non riuscire di trovarne di adeguate.

I preparativi sono iniziati nel pomeriggio di giovedì con la sessione di trucco e parrucco e con la vestizione.

La truccatrice è andata convinta su un make-up teatrale pensato per essere portato con una maschera. Qualcosa di totalmente inusuale che fa capire bene quanta arte ed esperienza debbano sviluppare questi artisti del divertimento…

Infilarsi nel mio costume, poi, non è stato facile, come nemmeno il riuscire a capire come sedersi con una sottogonna così ampia.

Avevamo chiamato una fotografa per immortalare le fasi pre-festa. Lo dico fin da subito: a mio avviso, visti anche i rilevanti costi da sostenere per prendere parte a un evento del genere, conviene fin da subito “pensare in grande” (una volta all’anno – o almeno una volta nella vita – si può fare uno strappo alla regola) e organizzarsi anche con un fotografo professionista, soprattutto se si è puntato su un costume importante… Saremo anche bravi a farci i selfie, ma la mano – e l’occhio – di uno che scatta per lavoro è ben diversa!

Con lei abbiamo fatto uno shooting sullo scalone monumentale del Palazzo, i cui risultati rimarranno a memoria della serata, oltre al ricordo che porterò nel cuore.

Mentre noi venivamo ritratti, la hall si riempiva lentamente degli altri partecipanti, ognuno con un costume meraviglioso. Tanti quelli tradizionali, di stampo settecentesco, ma anche alcuni molto particolari, come quelli di una coppia di signore austriache che partecipano ogni anno con costumi preparati da una delle due a rappresentare temi sempre nuovi. Questo per loro è stato l’anno della Dea della Caccia e della Ruota del Destino…

Poco dopo le 20.30 siamo stati fatti salire al piano dove si sarebbe svolta la serata.

Un magnifico letto a baldacchino occupava il centro del salone. Era quello della Cortigiana, la protagonista della serata, di cui avremmo percorso i passi per il resto della festa.

E da lì è partito tutto, con due voci narranti (un conduttore che presentava in italiano e una conduttrice per l’inglese e il francese) a descrivere i vari passaggi e le attività disponibili.

Il bello della festa era infatti che era possibile fare moltissime attività, quelle, appunto, che caratterizzavano la giornata di una Cortigiana del settecento.

Si poteva visitare l’armadio con i vestiti, provare la stanza segreta in cui giocare con i sensi, andare dal profumiere a farsi preparare una fragranza “su misura”, ammirare il gufo Camilla e provare a tenerla in mano (Camilla è una civetta-civetta, non una donna leziosa), farsi leggere il futuro dalla cartomante, farsi ritrarre da un pittore, tentare la sorte con i giochi d’azzardo del periodo, …

Inoltre, i tempi della serata erano scanditi dal presentatore che chiamava i partecipanti alle diverse attività di gruppo, come i balli dell’epoca (o altri più a noi contemporanei).

Che dire? Come anticipato, per me è stata una serata indimenticabile.

Alessandro Dal Pra, l’organizzatore, mi ha spiegato che la sua idea di festa era di disorientare dei partecipanti. E a mio avviso ci è riuscito benissimo! Entrando, veniva infatti da chiedersi “Ma dove sono finito?”. Si perdeva il senso dell’oggi per calarsi di colpo fuori dal tempo.

Per una persona che non ha mai preso parte a una festa del genere in una location del genere, farvi parte è qualcosa di straniante, soprattutto per i primi momenti. Si capisce immediatamente di non essere in mezzo a nulla di consueto. Non fosse per i telefonini usati dagli ospiti per fotografare e fotografarsi, davvero si poteva pensare di aver fatto un salto di tre secoli nel passato. Le maschere poi, travisando, rendono il rapporto con l’altro totalmente diverso dall’usuale.

Insomma, sono davvero felice di aver deciso di fare quest’esperienza, non potevo nemmeno lontanamente immaginare quanto mi avrebbe coinvolto!

Prossimo step? Forse pensare a un costume mio con cui vivere anche la città nei giorni di Carnevale. Il giorno successivo alla festa sono andata in Piazza San Marco. C’era una gran quantità di maschere incredibili, un’atmosfera gioiosa e sognante, da favola. Ecco, per il prossimo anno mi piacerebbe aggiungere questo aspetto dei festeggiamenti, quello più pubblico e condiviso. E poi… beh, lo ammetto, mi piacerebbe anche prendere nuovamente parte a una festa meravigliosa come questa!

Nota: come avrete potuto vedere, non ci sono foto (almeno per il momento). Mi rendo conto di essere una blogger anomala, forse a causa dell’età o del mio essere riservata, ma per questa serata ho scelto di non scattare foto e di tenermi nel cuore le immagini di quanto ho vissuto. Poi, magari, cambierò idea.

Per chi fosse incuriosito, alla serata erano presenti diversi fotografi che hanno successivamente condiviso alcune immagini.


Il servizio che StudioAperto ha dedicato alla festa
Molte foto anche nella pagina Facebook del fotografo Wladimiro Speranzoni
Qui è possibile vedere qualche “dietro le quinte” e il volto del regista della serata, Alessandro Dal Pra
Ecco Camilla!

L’articolo che Master Meeting ha dedicato alla festa.

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