Letizia Battaglia alla Casa dei Tre Oci.

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Lo scorso week-end sono andata a visitare la mostra “Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita“, ospitata fino al 18 agosto nella splendida Casa dei Tre Oci.

La bellissima Casa dei Tre Oci (i tre occhi sono le tre finestre della facciataI

Nella sede espositiva si possono vedere 300 scatti (alcuni inediti) della grande fotografa palermitana, una delle prime donne a occuparsi di fotoreportage in Italia.

Attraverso le immagini esposte si compie un viaggio intenso e coinvolgente nel nostro passato prossimo visto attraverso gli occhi di una donna fortemente impegnata nel sociale.

La curatrice Francesca Alfano Miglietti ha impostato l’esposizione per aree tematiche, spaziando tra i temi più sentiti dall’artista. Si passa dalle foto di persone, alla vita quotidiana, a Palermo, alla mafia, a figure come Berlinguer e Pasolini. Da tutte le immagini esce tangibile l’impegno sociale e politico della Battaglia.

Le citazioni che accompagnano le immagini aiutano a comprendere meglio il difficile percorso di crescita artistica e, allo stesso tempo, le profonde convinzioni che ne hanno connotato il taglio stilistico.

L’immagine di grandi dimensioni che accoglie i visitatori nella prima sala. La frase riportata può secondo me essere ben considerata il manifesto artistico della fotografa

Andiamo un po’ più nel dettaglio del suo pensiero, partendo dalla frase riportata sul suo ritratto in apertura della mostra:

Io sono una persona, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa, che ha fatto volontariato psichiatrico, che ha fatto teatro, che ha avuto l’amore, che l’ha dato, che ha avuto tre figli. La fotografia è una parte di me, ma non è la parte assoluta, anche se mi prende tantissimo tempo.

Letizia Battaglia

Nel corso degli anni ha ricevuto diversi riconoscimenti:

È la prima donna europea a ricevere, nel 1985 a New York, il W. Eugene Smith Grant per la fotografia sociale e, nel 1999 a San Francisco, il Mother Jones Photography Lifetime Achievement Award per la fotografia documentaristica. Nel 2007 a Colonia, la Deutschen Gesellschaft fur Photographie, la società tedesca di fotografia, le assegna il Dr. Eric Salomon Award. Nel maggio 2009, a New York, viene premiata con il Cornell Capa Inifnity Award.

È fondatrice nel 1991 della rivista “Mezzocielo”, bimestrale realizzato da sole donne. È tra le mille donne segnalate per il Nobel per la pace dal PeaceWomen Across the Globe. Il “New York Times” l’ha inserita (unica italiana) tra le undici donne più rappresentative del 2017. È invitata a tenere conferenze e seminari presso musei e istituzioni in Italia e all’estero. Dal 2017 realizza il suo sogno inaugurando il Centro Internazionale di fotografia, presso i Cantieri culturali alla Zisa di Palermo, di cui dirige e cura la selezione di mostre e incontri dedicati alla fotografia storica e contemporanea.

Pannello della mostra Letizia Battaglia, alla Casa dei Tre Oci

Racconta del suo approccio alla fotografia in modo disincantato e leggero, con nonchalance. E invece a ben guardare le sue opere si percepisce una straordinaria capacità di cogliere l’intensità del momento che fa pensare che nulla sia lasciato al caso.

Credo che dentro una foto ci siano pure i baci che hai dato e che ti hanno dato. Quando si fotografa c’è la vita che hai vissuto, tutto è dentro una foto quando è ben riuscita.

Letizia Battaglia

Ho trovato toccante questa espressione di amore verso la fotografia, anche se forse un po’ iperbolica.

L’allestimento è decisamente particolare, con le foto vicine tra loro, senza fuga tra una e l’altra

La fotografia come cura all’inquietudine e atto catartico. Interessante punto di vista.

Alcuni scatti mi hanno fatto fare un balzo indietro nella mia vita, come quella che segue, con due signore sorridenti che sferruzzano serene, e mi trovo immediatamente catapultata in una qualche domenica della mia infanzia.

Mi è presa una forte nostalgia a ricordare come fosse possibile provare una profonda serenità fatta di piccole-grandi gioie che ora sembrano pura utopia, nel rincorrersi odierno di infinite attività e zero tempo per fermarsi a riflettere o rilassare la mente. Oggi non riusciamo a vivere il presente. Siamo in una costante fuga che ci impedisce di vivere l’attimo. Quell’attimo che le due donne ritratte trascorrevano chiacchierando e impegnando le mani a ritmo di un mantra manuale che svuota la mente.

Molto forti anche le immagini dedicate alla sua Palermo, città amata per la sua fragilità e le sue ferite.

Alcuni degli scatti da fotoreporter selezionati per la mostra

La Battaglia non fa mistero del suo essere femminista e della solidarietà che prova nei confronti delle altre donne.

Amo fotografare le donne perché sono solidale. Devono ancora superare tanti ostacoli verso la felicità, in questa società maschilista che le vuole eternamente giovani, belle, con una concezione dell’amore che spesso, in realtà, è solo possesso

Letizia Battaglia

La mia personalissima visione del femminile non è altrettanto estrema, ma forse dipende dalla generazione che mi divide dalla Battaglia.

Sembra quasi un rifiuto aprioristico ad aprirsi al maschile. Peccato.
Bella l’idea di fotografare “a distanza di un cazzotto, o di una carezza”
La fotografia che mi ha fatto scoprire Letizia Battaglia, anni fa

Devo ammettere che ho fatto molta fatica a godere pienamente delle fotografie esposte. Ho trovato questo tipo di allestimento, con tutte le immagini attaccate fra loro, davvero di difficile lettura. Era come se gli occhi non avessero modo di distinguere i limiti dei singoli scatti.

Per me una foto è bella anche per la composizione, per come il fotografo ha deciso di rinchiudere la realtà nel perimetro fisico della pellicola. Vedere tutte le foto una attaccata all’altra dava la sensazione di trovarsi di fronte a blocchi unici, collage enormi dove le sottili cornici nere non risultano sufficienti a spezzare le singole narrazioni.

Anche il supporto di stampa non aiuta, creando riflessi di luce fastidiosi su molte delle immagine esposte.

Le didascalie poi sono al limite del disumano. La foto che trovate qui di seguito non rende bene l’idea perché il risultato finale è ingrandito, ma credetemi che le dimensioni del carattere scelto penalizzano tutte le persone con meno di 11/10 di vista. E la scelta di schematizzare le immagini con riquadri neri con un microscopico numeretto bianco sembra fatta per portare all’esasperazione gli astigmatici. Tipo me…

Esempio di didascalia. Boh. Sfido chiunque a leggere i numerini scritti nei blocchetti neri. Ma poi perché neri-neri e con un numerino bianco corpo 2? Non si poteva fare un quadratino bianco con dentro un numerone grosso e leggibile…?

La mostra è da vedere per approfondire l’opera di una fotografa che ha fatto la storia della street photography e della fotografia di denuncia in Italia, ma – per essere sincera – a me non ha colpito particolarmente.

Come raggiungere la Casa dei Tre Oci

Da Santa Lucia si può prendere il 2, scendendo alle Zitelle. Troverete la sede espositiva proprio di fronte a voi, sulla sinistra.

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