L’importanza delle didascalie

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Sarò un pochino strana, ma per me una buona parte della bontà di una Mostra passa dall’allestimento e anche dalle didascalie.

Non amo le visite guidate, mi piace fruire della bellezza in solitudine o, meglio ancora, in due, in modo da condividere e accrescere il piacere della visione senza però obblighi di mantenere il tempo del gruppo.

Sono una grande fan delle audioguide, che consentono di costruire percorsi di approfondimento sulla base degli interessi reali, ma purtroppo non sempre sono previste. E allora… W le didascalie!

Queste piccole targhette purtroppo sono a mio avviso sottovalutate.

Negli anni si è visto di tutto, specialmente con il recente avvento della moda di usare grafiche forse (forse) piacevoli alla vista ma del tutto fastidiose per la lettura.

Targhette microscopiche e scolorite ancora battute a macchina che sembrano uscite da un film di Agatha Christie; testi talmente stringati da non aggiungere nulla; testi in grigiolino chiaro su sfondo grigiolino appena più scuro posizionate in ambienti buissimi tipo caverna; testi scritti in corpo 2 in bianco corsivo leggero su sfondo grigio perla.

Sui contenuti, poche le volte che si riesca a ottenere soddisfazione alle proprie curiosità oltre al titolo e alla data dell’opera.

È per questo che ho avuto un moto di limpida gioia quando ho letto la notizia che sto per condividere con voi, riportata nell’ultimo numero della Newsletter della mia amata Fondazione Querini Stampalia.

Il 21 maggio alle 17 verrà presentato in diretta streaming sulla pagina Facebook della Fondazione il libro SENZA TITOLO. Le metafore della didascalia a cura di Maria Chiara Ciaccheri, Anna Chiara Cimoli e Nicole Moolhuijsen, edito dalla Nomos. 

Nell’immaginario comune le didascalie sono un ‘luogo’ di certezze, strumenti scientifici per eccellenza, precisi e definitivi. E la loro funzione? Chi dovrebbe occuparsi delle didascalie? Che cosa includere, che cosa omettere? Con che frequenza rinnovarle?

Un incontro per riflettere sulla comunicazione al museo e il coinvolgimento di diversi pubblici da una prospettiva interdisciplinare.

dal comunicato della Fondazione Querini Stampalia

L’innovazione al Museo passa anche da una didascalia” il claim, che condivido al 100%

Il progetto è promosso da Fondazione Querini Stampalia in collaborazione con ABCittà, Università Ca’ Foscari-Dipartimento di Management, MAC Lab, ICOM Italia, Spazio BK e We Exhibit.

Interverranno

  • Monica Calcagno (Dipartimento di Management, Università Ca’ Foscari Venezia) 
  • Marigusta Lazzari (Fondazione Querini Stampalia) 
  • Maria Chiara Ciaccheri (ABCittà) 
  • Anna Chiara Cimoli (ABCittà) 
  • Nicole Moolhuijsen (Università Ca’ Foscari e We Exhibit) 

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