Recensione: Guida sentimentale di Venezia

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L’11 gennaio il fido corriere Amazon mi ha consegnato l’agognata copia de “Guida sentimentale di Venezia“, di Diego Valeri, per la Passigli Editore.

Ero entusiasta per l’acquisto, come ho avuto modo di scrivere già qui sul blog in questo post. Ne avevo letto straordinariamente bene, e avevo aspettative alte.

Ho quindi iniziato a leggerlo la sera stessa, nonostante avessi altri titoli già avviati.

Ma…

Ma non scorreva. Niente.

Di solito un libro di poco più di 100 pagine lo divoro in una serata, soprattutto se parla di qualcosa che mi interessa particolarmente (e qui, figuriamoci!).

Questo invece non andava. Me lo sono trascinato fino a questa mattina. Un mese e tre giorni per 130 pagine!

L’autore usa una prosa per me ridondante, barocca, uno stile aulico che, sì, sicuramente aggiunge valore letterario, ma me lo rende davvero pesante da scorrere. Infarcisce i passaggi con citazioni dal latino, francese, inglese e tedesco non tradotte, cosa che – anche quando riesco a capirle – mi disturba per principio e mi fa provare antipatia per il testo.

E poi, d’un botto: il colpo di scena!

Arrivata a pagina 97 Valeri lascia la descrizione meticolosa – molto meticolosa, moltissimo meticolosa – dei principali punti d’interesse per passare a quella che chiama “L’altra Venezia“.

E qui si finisce catapultati in un gorgo di bellezza, di entusiasmo, di immagini che si compongono davanti agli occhi facendo immediatamente venire la voglia di prendere il primo treno e correre a vivere le stesse emozioni di persona.

Forse perché inizia a parlare della città senza l’ossessione del dettaglio, forse perché la descrive come farebbe un visitatore innamorato, come farei io. Forse perché dimostra una vicinanza più umana al modo di vedere Venezia che hanno i viaggiatori seriali.

Ne cito alcuni passi, partendo dall’incipit del capitolo (se vi annoiate passate alla citazione successiva, vi capisco…):

E poi c’è tutta l’altra Venezia: quella interna, delle calli, dei campi, dei rii, delle rive remote: quella che forma il gran corpo della città.

Città sempre un poco strana e segreta, anche a chi l’abbia in antica consuetudine; che non si lascia comprendere intera neppure da chi ne abbia la labirintica topografia stampata nella testa e sotto la pianta dei piedi.

Una cosa mi par di capire e di poter dire con certezza (una cosa evidente, del resto): che codesta ragione o legge è di origine aquatica. Una città fabbricata in mezzo all’acqua, su cento isolotti, separati l’un dall’altro da centocinquanta canali, non può avere la forma organica di un’altra, fabbricata sul monte, o nella pianura, o sia pure, in riva al lago o al mare. Prima la necessità materiale, poi quell’altra necessità, d’ordine spirituale, ch’è la fantasia, hanno condotto i costruttori di Venezia a obbedire all’elemento dominante nella loro sfera di vita, rifiutando tutti i modelli esistenti, ascoltando solo i precetti urbanistici delle maree, delle correnti, dei flussi e riflussi; e delle fasi lunari, e dei venti, e della mutevole luce.

… allora si conclude che Venezia è inafferrabile, appunto come la sua acqua natale, che sembra stagnare e invece non è mai ferma, non è mai la stessa, che attira senza posa i nostri occhi e il nostro cuore, quasi dovesse rivelarci il perché della vita, e intanto fugge via, furtiva, silenziosa, limpida e impenetrabile… E allora, rinunciando a risolvere il problema, ci si appaga di cogliere la bellezza degli aspetti esterni, e di spiare come in essi traluca l’intimo spirito creatore.

Altra Venezia. Altra bellezza.

Diego Valeri, “Guida Sentimentale di Venezia” Passigli Editore pag. 99 e segg.]

Ma la parte che più mi ha toccato il cuore arriva qualche pagina dopo:

Andare in giro per calli e per campi, senza un itinerario prestabilito, è forse il più bel piacere che a Venezia uno possa prendersi. Beati i poveri di topografia, beati quelli che non sanno quel che si fanno, ossia dove vanno, perché a loro è serbato il regno di tutte le sorprese, di tutte le scoperte straordinarie. Infilare una calletta, cacciarsi nella gola nera di un sottoportico, sbucare in una corte che pare un culdisacco, trovarvi il pertugio di un’altra calletta, uscire da quel dedalo soffocato in un campo arioso, luminoso, pieno di gente, oppure sulle soglie di un palazzone principesco, oppure su una fondamenta aperta al sole e al vento, oppure su un rio largo, popolato di barche e barconi: questo è un girare nell’inaspettato, nell’impreveduto, e quasi nell’inverosimile, che può ricordarci addirittura le nostre stupende e stupite scorribande per il chimerico paese di Fanciullezza.

E dunque, andando dove le gambe portano, si può incontrare ad ogni passo una grande o piccola meraviglia: una casetta bizantina, una venuta del Guardi in natura, una vera da pozzo fogliata e fiorita, una chiesa del più fastoso barocco, un giardinetto romantico, una scultura quattrocentesca, dentro il timpano di una porta, un altarino popolaresco infisso nel muro, uno squero da gondole e da sandoli, tutto nero di pegola e di fuliggine…

Diego Valeri, “Guida Sentimentale di Venezia” Passigli Editore pag. 104 e segg.]

[I grassetti sono miei]

Ecco, arrivata a questo punto mi sono trovata di fronte a qualcosa di vissuto, di condiviso, di fortemente compreso.

Perché girare Venezia perdendomi è per me uno dei più grandi piaceri della vita.

Vagare senza meta e senza avere in mente un percorso. Capire dove si è solo quando vi si è arrivati. E allora indagare, curiosare, entrare, alzare gli occhi alle volte affrescate o ai bassorilievi sui muri. Guardare un portone antico o scoprire una bottega mai vista prima.

Questa è per me l’esperienza di Venezia, quella che mi piacerebbe riuscire a trasmettere a quanti leggono questo blog in saór per cercare qualche spunto di viaggio.

Insomma, dovessi recensire questo libro preferirei passare. Perché forse va bene per chi prova davvero un’intima passione per Venezia ma corre il rischio di spaventare chi invece cerca qualcosa di lieve ma comunque intenso.

Però. Però mi è piaciuto il modo di descrivere l’approccio alla visita, e solo per questo lo faccio entrare tra i miei preferiti della Biblioteca in saór.

7 comments

  1. Sai che non lo trovo da nessuna parte? Mi sa che me lo devo comprare su Amazon pure io.
    Ti ringrazio per la recensione obiettiva che mi fa ancora più voglia di leggere questo libro. Pure io ho aspettative alte perché mi capita spesso di leggerne alcuni brani su internet ma qua mi ricordi che dovrei misurare le mie aspettative 1/ per non rimanere delusa per un’idea che mi ero fatta e 2/ per non perdere la mia obiettività nei confronti di un’opera.

    Piace a 1 persona

    1. Non so se Elisabetta de La Bottega di Manuzio possa esserti utile a trovare una copia senza passare da Amazon: https://www.facebook.com/labottegadimanuziomestre/

      Comprendo bene il tuo approccio, che è anche il mio… Infatti diffido spesso delle recensioni dove emerge troppo entusiasmo. Sto anche bene attenta a scriverle, sia per rispetto nei confronti dell’autore, che di sicuro ci ha messo comunque del suo meglio, sia perché mi rendo conto dei miei limiti e della soggettività inevitabile che guida la mano quando si commenta un qualcosa.

      In ogni caso, buona lettura, e fammi poi sapere cosa ne pensi!

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  2. Bellissimo.
    Tra un paio di settimane, come tutti gli anni, ritornerò con la mia migliore amica a Venezia.
    lei, sposata con un Inglese, abita a York e quindi la vedo pochissimo.
    Tornare insieme a Venezia è un regalo che ci facciamo, un ritornare in un luogo che ci ha viste insieme giovanissime.
    Poi la vita segue le proprie strade.
    Mi ha fatto quindi particolarmente piacere leggerti.
    Devo dire che il perdersi per le calli è nostra abitudine, ci piace e ci diverte.

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      1. Certamente!!!
        Abbiamo prenotato due sere a teatro e la terrazza del Fondaco dei tedeschi, poi torneremo alla libreria Acqua Alta.
        Poi a Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna, c’è la nuova raccolta di trentadue opere provenienti da alcune tra le più importanti collezione d’arte italiana del XX secolo.
        E poi speriamo di fare moltissime foto e ballare in Piazza San Marco come negli anni precedenti.
        Fare dei post, anche perchè Venezia per me è magia…. e di solito annoio tutti…

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