La Venezia dei Veneziani #2: Riccardo Roiter Rigoni

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Eccoci al secondo appuntamento con la Venezia dei Veneziani. Oggi è il turno di un giovane e talentuoso fotografo di cui spesso condivido gli splendidi scatti: Riccardo Roiter Rigoni.

Come vuoi mi riferisca a te? Nome e cognome, alias, altro?

Riccardo Roiter Rigoni

Raccontaci di te 

Sono nato al Lido di Venezia, presso l’Ospedale al Mare, il 31.12.1979: l’ultimo nato al Lido negli anni ’70

Ho frequentato le scuole elementari e medie sempre al Lido, rispettivamente presso la S. Giovanni Bosco (ora non più scuola) e la Vettor Pisani. Le superiori, invece, le ho frequentate all’ITCS Paolo Sarpi di Venezia.

Ho sempre avuto molte passioni tra cui l’automobilismo sportivo, il calcio (sono milanista), il volo e la musica, in particolar modo so “strimpellare” la chitarra e, ogni tanto, mi diletto a scrivere qualche canzone. Successivamente, come passione, è giunta la scrittura.

Ho iniziato a fotografare nel 2001, non per passione nei confronti della fotografia ma spinto dal desiderio di condividere la luce di un’alba sull’Adriatico con una mia amica che abitava a centinaia di chilometri di distanza, lontana dal mare. Attualmente vive in Inghilterra e ha saputo di essere stata la causa “indiretta” di questo mio incontro con la fotografia solamente una paio di anni fa. 

La mia prima foto l’ho scattata sulla diga degli Alberoni e, sempre su quella diga, qualche mese dopo, ho incontrato una persona rivelatasi fondamentale per la mia vita “artistica”: l’Arch. Antonio Rodriguez, il quale frequentava assiduamente quel luogo e che, ogni anno presso il faro, organizzava il “Landfall Art Center”, un bellissimo e originale happening artistico. 

Grazie a lui ho capito che l’Arte poteva entrare nella mia vita ogni giorno, anche solo per un’ora, quel tanto che bastava per strapparlo dalla routine, cosa che non ho mai sopportato e che ho sempre visto come un pericoloso vortice dal quale tenersi accuratamente distanti.

Dal 2001 al 2008 ho lavorato al Lido, nel privato, come impiegato in due società che operavano nel settore edile, poi, a partire dal 2009, a Venezia come funzionario dell’Autorità di Sistema Portuale.

Negli anni ho pubblicato quattro libri. Tre fotografici: “Venezia Sensation”, Granviale Editori (2008) – “Venezia momenti senza tempo”, Marcianum Press (2012) e “Il mare d’inverno esiste davvero”, Duck Edizioni (2016), e un romanzo: “Come la Luna alle porte dell’alba”, Duck Edizioni (2019).

Tra i lavori fotografici che mi piace particolarmente ricordare ci sono: il “Folder Venezia”, per le Poste Italiane, il poster ufficiale della Vogalonga 2018, l’immagine di copertina del catalogo della mostra “50 anni di Luna Nuova”, svoltasi presso la Fondazione Bevilaqua La Masa, l’immagine di copertina del libro “Marco, Patriarca amato da tutti” Edizioni Cid, la prima immagine al mondo di una maschera in volo sul cielo di Venezia e la collaborazione con Maria Grazia Bortolato la quale, da qualche anno, mi ha voluto tra i fotografi che seguono ufficialmente la Festa delle Marie durante il Carnevale.

La Venezia della tua infanzia

Il primo ricordo che mi viene in mente è una nave bianca, la “Royal Viking Sea”, ormeggiata presso la Riva dei Sette Martiri. A portarmi lì era stato mio padre il quale ha trasmesso in me più di una passione. Un paio d’anni fa ho rivisto quella nave, da oltre quindici anni si chiama “Albatros”: adesso sembra piccola ma, all’epoca (avevo tre/quattro anni), mi sembrava gigantesca. Nonostante il passare degli anni, naviga ancora e conserva ancora il fascino delle navi costruite nei primi anni ’70.

Ricordo poi quando mia mamma mi portava al mercato di Rialto. Sembrava di stare in un altro mondo, banchi di pesce e di frutta che si susseguivano senza soluzione di continuità. Gente dappertutto. Adesso di quell’atmosfera è rimasto solo qualcosa di estremamente vago.

Ricordo inoltre che, lì in zona, c’era una macelleria equina dove vendevano la bresaola più buona che abbia mangiato in vita mia. Credo sia stata chiusa verso la fine degli anni ’90.

Un altro ricordo d’infanzia è legato all’ambulatorio odontoiatrico dell’Ospedale Civile, come molti ragazzi, sia io che mio fratello abbiamo portato per un periodo l’apparecchio e un giorno, mentre eravamo lì per un controllo, è uscito un signore non più giovanissimo con il quale mio padre ha scambiato un paio di battute in modo entusiasta: si trattava di Helenio Herrera, l’allenatore che era stato capace di vincere per ben due volte la Coppa dei Campioni con l’Inter! Inevitabile che il suo soprannome fosse “ll Mago”! Sfottò calcistici a parte… la maggior parte dei miei migliori amici e amiche tifano Inter.

A ben pensarci però la Venezia della mia infanzia era un grande labirinto, in cui i miei genitori si muovevano con sicurezza ma in cui perdevo puntualmente l’orientamento: ogni luogo poteva essere ovunque. Da lidense ci andavo sì e no una volta alla settimana, ci è voluto del tempo prima di imparare qualche punto di riferimento.

Ricordo lo stupore di quando mi capitava di ritrovarmi davanti al negozio di giocattoli “Sabadin”, in Calle dei Fabbri. Restavo incantato davanti ai trenini prodotti dalla LIMA. Era un luogo incredibilmente bello!

Comunque, il mio vero rapporto con Venezia è iniziato nel settembre del 1993, all’inizio delle scuole superiori: da allora, ci sono andato praticamente ogni giorno.

Il tuo luogo del cuore a Venezia

Il Caffè Florian, senza alcun dubbio: trovo sia il luogo più magico della città. Ho sempre amato l’atemporalità di Venezia, il suo stare in una dimensione tutta sua dove anche il tempo, quelle poche volte in cui gli è concesso accedervi, sembra chiedere permesso per entrare.

Ho parecchi ricordi lì dentro. Uno, in particolare, risale a una notte di acqua alta, in dicembre, e poi altri che conservo in una parte della memoria dove il tempo non riesce a sbiadire le sensazioni e i ricordi. Sì, il Florian è decisamente il luogo in cui lo spirito di Venezia, affascinante e misterioso, si sente di più.

I cinque consigli per chi visita Venezia

Il primo è di visitarla via “terra”, perdendocisi dentro, lasciando che sia lei e condurre il gioco. Venezia è come una bellissima donna: ti fa credere di avere una mossa di vantaggio ma, in realtà, quella con Lei è una partita a scacchi che giocherai sempre con i “neri” e di Regina, ce ne sarà sempre e solo una… Quindi, è meglio studiarla e capire dove ti sta portando o dove vorrebbe condurti.

Il secondo è di visitarla per “acqua”, il giro in gondola non deve mai mancare, soprattutto se fatto sul far della sera. La magia dei canali è uno spettacolo per gli occhi, il suono del remo che entra ed esce dall’acqua è pura musica, il sentore delle alghe, più volte sottolineato da Iosif Brodskij in “Watermarks” (tradotto in italiano con il titolo di: “Fondamenta degli Incurabili”) è un’esperienza sensoriale che non può certo mancare.

Il terzo è di visitarla via “cielo”, un giro in elicottero nei pressi del centro storico e delle principali isole è un qualcosa da vivere, rivivere nei ricordi e raccontare all’infinito! E, forse, tra tutte è l’esperienza che premette maggiormente di trarre le conclusioni sulla realtà di Venezia. Solo dall’alto si può capire come ogni singola isola sia idealmente connessa con tutte le realtà emerse e sommerse della laguna. Si percepisce la fragilità del contesto, il suo rapporto vitale con il mare. 

Un volo sulla laguna cambia completamente la percezione della città e restituisce una visione più equilibrata di quell’antico orologio dal complesso meccanismo che è Venezia.

Il quarto, è quello di non limitarsi al centro storico ma di visitare le isole anche via terra. Su tutte Murano, Burano e Torcello ma anche San Michele, San Francesco del Deserto, Sant’Erasmo, San Lazzaro degli Armeni, insomma… tutte le isole accessibili e visitabili. La loro bellezza è un qualcosa di indescrivibile e, senza la conoscenza di esse, credo sia impossibile arrivare a comprendere l’essenza di Venezia.

Il quinto è di vivere la città a più riprese perché non la si può visitare una volta sola. Quindi consiglio di giungere preparati su determinate cose e di viverle in prima persona. Poi, di spostare l’attenzione su altre realtà e così via.

I due S-consigli (cosa evitare di fare)

La prima cosa da non fare è visitarla senza un minimo di preparazione, viverla come un appuntamento al buio. Venezia non è una città per dilettanti ma per professionisti del comportamento. Quindi, preparazione, rispetto, attenzione e soprattutto Amore. Venezia va Amata, con lei non si potrà mai essere amici, o la ami, o ne stai lontano. La via di mezzo con Lei, a parer mio, non è contemplata.

La seconda cosa da non fare, invece, è di viverla “mordi e fuggi” o come un parco giochi. Se una persona non avverte in Venezia la presenza del suo spirito… significa che non ha compreso la sua anima e, di conseguenza, non potrà mai raggiungere con Lei un importante livello di sintonia.

Un consiglio specifico per chi conosce già un po’ Venezia 

Di non commettere mai l’errore di darla per “scontata”, di conoscerla. Venezia, per quanto tu la possa studiare, la conoscerai sempre poco. Con Lei non si deve mai abbassare la guardia anzi… si deve continuamente interrogarla per avere così la possibilità di entrare sempre più in profondità nei suoi misteri, nei suoi segreti, nei suoi infiniti risvolti.

Un consiglio specifico per chi a Venezia non è ancora stato

Di prendere un libro, una guida, o di seguire qualche documentario su di essa e, “a pancia”, di scegliere un sestiere da visitare. Di concedersi un giro nei luoghi più conosciuti e famosi ma poi… di darsi appuntamento con un determinato luogo e di lasciare che accada ciò che deve accadere. Solo così ci si può far prendere per mano da Venezia.

Venezia nelle 4 stagioni. Un consiglio specifico per:

  • primavera: un gelato alle Zattere.
  • estate: non mancare al Redentore.
  • autunno: fare il pellegrinaggio alla Madonna della Salute.
  • inverno: un caffè al Florian, possibilmente dopo il calar del buio.

Il tuo luogo del cuore in Veneto

Venezia: non potrebbe essere altrimenti. In alternativa, trovo che le Dolomiti venete siano un luogo davvero particolare. Poco più di un secolo fa quelle montagne hanno visto una realtà assurda, indescrivibile. Sono un santuario a cielo aperto dove incontrare il silenzio e la voce del vento. Di quelle montagne, soprattutto del Cadore e della Val Biois, conservo il ricordo di alcune vacanze fatte quando ero bambino, momenti spensierati, belli a cui ogni tanto corro ancora con la mente.

Sulla base della tua attività: parlaci di cosa fai, di come possiamo contattarti, cosa puoi fare per noi, i prossimi eventi, focus specifici, tutto quello che ti viene in mente per promuovere quello che fai

Al momento sto lavorando ad alcuni progetti interessanti con delle persone molto valide come Silvia Rigon e lo staff della Fly Venice Helicopter Service, con Alessandro Casarin della One Venice e altre persone con cui collaboro da tempo. Trovo sia sempre stimolante cercare di creare qualcosa in team, dal gruppo esce sempre qualcosa che va oltre quello che riuscirebbe fare il singolo. David Gilmour (leggendario chitarrista e voce principale dei Pink Floyd) ha sempre detto che quando dei musicisti si ritrovano assieme a condividere delle idee, alla fine, uscirà sempre qualcosa di buono. Credo che questo discorso valga un po’ in tutti i campi.

Lo scorso anno ho presentato “Come la Luna alle porte dell’alba”, un romanzo quasi interamente ambientato all’Ospedale al Mare del Lido negli ultimi anni della sua attività.

È stato accolto molto bene dalla critica ma, con calma, mi piacerebbe far conoscere meglio i tanti, tantissimi, risvolti più o meno celati tra le righe della vicenda narrata. Non è una storia fine a sé stessa ma un qualcosa in cui il lettore viene coinvolto in prima persona e, dopo la prima lettura, credo sia interessante effettuarne una seconda che andrà rivelare cose che in prima battuta non sono state sicuramente percepite in tutte le loro sfumature. Di sicuro non è un libro di “intrattenimento” ma un viaggio attraverso numerosi aspetti dell’animo e della psiche umana.

Ho in cantiere qualche altro scritto e anche un piccolo progetto musicale ma… per quello bisognerà attendere di avere un po’ più di tempo a disposizione.

Il tuo sogno da veneziano/a per Venezia?

Il mio sogno è quello di vedere sempre più veneziani a Venezia. L’emorragia demografica è una realtà davvero inquietante. Vorrei che i giovani veneziani potessero vivere qui, che non fossero costretti ad andare in “terraferma”. Il mio sogno è questo, un giusto equilibrio tra i residenti e il turismo che non è assolutamente da demonizzare ma dal quale non ci si può assolutamente far schiacciare. Vorrei che a Venezia ci fossero ancora molte attività artigianali che la città tornasse a essere un po’ meno luogo “di un tempo” e sia sempre più un luogo “attuale”. Una realtà che vive anche di presente e non con un presente esclusivamente legato al passato.

Domanda a piacere (o, alla Marzullo, fatti una domanda e datti una risposta)

C’è ancora la speranza di cambiare le cose e trovare un equilibrio tra la Venezia turistica e la Venezia dei veneziani? 

Sì, c’è ancora speranza. Si possono cambiare ancora tante cose e se ne possono proporre anche di nuove. Di margine per il cambiamento ce n’è ancora. Basta solo volerlo.

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